Tra i grandi interpreti moderni della religione e del mito greco, Walter Friedrich Otto (1874-1958) occupa un posto singolare. Filologo classico di formazione e storico delle religioni per interesse, dedicò gran parte della propria opera alla comprensione del mondo religioso dell’antica Grecia. Otto si oppose soprattutto alle letture riduzionistiche del mito, ancora prevalenti nella sua epoca, che lo consideravano una forma primitiva e imperfetta di spiegazione della natura, un prodotto della psicologia dell’uomo arcaico o una semplice sopravvivenza di antiche credenze narrativamente rielaborate.
Per Otto, il mito greco non poteva essere derubricato al livello di una forma inferiore di razionalità, propria di un’umanità ancora non pienamente sviluppata. Il mito è verità, è verità dell’essere. Gli dèi di Omero non sono allegorie né ingenue personificazioni delle forze naturali: sono forme attraverso cui il mondo si rende presente all’uomo. Nel suo libro più celebre, Gli dèi della Grecia, pubblicato nel 1929, Otto cercò di restituire alle divinità olimpiche la loro fisionomia originaria. Apollo, Atena, Afrodite e Dioniso non rappresentano semplicemente qualcosa: manifestano forme originarie dell’essere e modi fondamentali dell’esperienza del mondo.
Questa prospettiva raggiunge forse la sua espressione più intensa negli studi dedicati a Dioniso. In Dioniso. Mito e culto, Otto interpreta il dio non come una figura marginale o semplicemente irrazionale del pantheon greco, ma come la manifestazione di una dimensione radicale e insostituibile dell’esistenza: l’ebbrezza e il dolore, la vita e la morte, la presenza travolgente del divino. Il mito diventa così una forma di conoscenza archetipica che precede e oltrepassa la spiegazione puramente concettuale.
Il contributo di Otto fu fondamentale nel modificare il modo di leggere la religione greca. Contro una visione puramente archeologica o ingenuamente positivistica dell’antichità, Walter F. Otto cercò di comprendere il mito dall’interno, interrogandone la capacità di rivelare un mondo. Come scrive in una sua opera, «i miti antichi vogliono dunque essere compresi come verità piene».
Qui sta uno dei nodi centrali del suo pensiero: verità piene, non forme infantili e imperfette di conoscenza, adatte soltanto alla mentalità di un’umanità arcaica. Per questo accostiamo il suo lavoro, pur nelle profonde differenze, a quello di altri grandi interpreti della ierologia del Novecento, come Rudolf Otto, Gerardus van der Leeuw, Karl Kerényi e Mircea Eliade. Tutti, in modi differenti, rifiutarono di considerare il fenomeno religioso come qualcosa che potesse essere interamente spiegato riducendolo ad altro.
La ricezione di Walter F. Otto è stata tuttavia discontinua e, soprattutto al di fuori dell’ambito della filologia classica, relativamente tarda. Il suo stile, più vicino alla grande tradizione umanistica tedesca che alla moderna specializzazione accademica, e la sua volontà di parlare degli dèi come presenze reali nell’esperienza religiosa greca lo resero difficilmente assimilabile agli approcci positivistici, sociologici ed etno-antropologici divenuti dominanti nella seconda metà del Novecento.
Kerényi avrebbe poi sviluppato questa eredità in maniera originale, diventando a sua volta uno dei maggiori studiosi del mito del secolo breve e compiendo un ulteriore passo verso la comprensione del mito come struttura archetipica dell’esistenza. Il successivo incontro con Carl Gustav Jung avrebbe messo questa ricerca in dialogo con la psicologia del profondo, senza tuttavia esaurirla o subordinarla ad essa.Al contrario, l’opera di Kerényi contribuì a offrire alla teoria junghiana dell’archetipo una più solida profondità storica e teoretica .
Anche in Italia, l’opera di Walter F. Otto rimase a lungo meno conosciuta di quella di altri grandi studiosi del mito.
Negli ultimi decenni, tuttavia, Walter F. Otto è stato progressivamente riscoperto, incontrando anche una significativa fortuna editoriale tra coloro che si interessano al mito, al simbolo e alle forme dell’esperienza religiosa. La sua opera appare oggi particolarmente attuale proprio perché pone una domanda che la ierologia non può evitare: che cosa accade se, invece di spiegare il mito riducendolo a qualcos’altro, a una forma ancora immatura di razionalità, proviamo ad ascoltare ciò che il mito stesso ci dice e la verità di cui si fa portatore?
Per la ierologia, Walter F. Otto è proprio per questo un grande maestro da leggere e riscoprire: perché ci invita a prendere sul serio il mito e a riconoscere in esso non un residuo del passato, ma un linguaggio universale attraverso cui l’essere umano ha incontrato il sacro e che, ancora oggi, continua a parlarci.
Walter F. Otto in breve
Chi era: filologo classico e storico delle religioni tedesco (1874-1958), tra i maggiori interpreti moderni della religione e del mito greco.
Il suo contributo: ha restituito al mito la dignità di una forma autonoma di conoscenza, opponendosi alle interpretazioni che lo riducevano a spiegazione primitiva della natura, prodotto psicologico o residuo di credenze arcaiche.
La sua idea fondamentale: il mito non è una forma imperfetta di razionalità. È un linguaggio attraverso cui il mondo e il divino si manifestano all’uomo. Gli dèi greci esprimono forme originarie dell’essere e dell’esperienza.
Opere fondamentali: Gli dèi della Grecia (1929); Dioniso. Mito e culto (1933).
Perché è un maestro della ierologia: perché insegna a prendere sul serio il mito, senza ridurlo preventivamente ad altro, e a riconoscerlo come uno dei grandi linguaggi attraverso cui l’essere umano incontra e interpreta il sacro.
Parole chiave: mito, dèi greci, Dioniso, religione greca, sacro, archetipo, verità del mito.

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